Ricerca nomi luoghi Poggio Rusco

Ciao a tutti , sto facendo una ricerca dei vari nomi di località poggesi. Ne ho trovati parecchi ma non sono certo di averli trovati tutti e un paio non so dove sono . Potreste aiutarmi ? Qui di seguito elenco quelli trovati : Al Marsapèl,L’Avia di pioeuch,La Strupasèra,I Ruchet,Al Ris in fer,La Muntada,Al Casin,Al Guast,Al Canton,Al Dos ad l’inferan,La Tamarela,Al Pass di Ross,Li Cà mati,Al Furnasòn,Li Bussoli,La Sgonda,La Falcunera,La Valeta,L’Aldgata,La Paliota,L’ouera,Al Vulcanel,La Muntfiora,La Vardonda,La Piaseta,Spungaseca,La Masograno,Al Borag,Li Tambeli,AL Rigulin,La Marslera,Al Valdram,Al Pinsòn,L’Usdal,Al Palasòn,Al Cranval,Al Ghet ad li Quatarcà,L’Afitansa,Al Carobi,L’Arigona,Cantaboga,Al Stupièr,Al Dragunsèl,
Ne manca qualcuno ??
E in più , Spungaseca , al Rigulin e la Marslera dove sono ??
Grazie mille . Saluti.

Luca Boni .

Pubblicato il by admin in Bacheca

35 Commenti a Ricerca nomi luoghi Poggio Rusco

  1. eros forapani

    Bisogna guardare gli atti notarili, anche di provenienza, per sapere se l’Agnolo, si trova tutto nel comune di Magnacavallo, o anche in parte a Poggio Rusco.

  2. marcello regattieri

    Ciao a tutti, sono Marcello Regattieri, ciao Oreste, ti ricordi di me?

    • oreste regattieri

      Ciao Marcello si mi ricordo di tè poichè io sono un cugino di tuo padre Gianfranco , io sono sempre in contatto con tua zia Oria.
      un abbraccio Oreste

  3. Regattieri Oreste

    Al furnason di Mario Setti del 15 aprile 2012 ,non è Riegattieri ma Regattieri, sono sicuro di questo poichè sono nati lì alcuni miei zii, da un Poggese autentico nato a Poggio in via matteotti (ora la casa non c’è più ed è stata ricostuita e al posto della drogheria Regattieri ci sono le onoranze funebri)
    Saluti Oreste Regattieri

  4. Mario setti

    Tuo “Al ghet”
    Era un poverissimo “quartiere” di Dragoncello in cui, fra tantissime persone, vi nacque e visse per qualche tempo l’idraulico Adriano Cavazzoni. Era costituito da casupole che fiancheggiavano la vecchia strada che passava dietro l’attuale fabbrica d’asfalto ed usciva poco prima del fondo dei Perondi. Chi ha letto “Pian della Tortilla” di John Steinbeck, vi è descritta con le varianti della differente esistenza, la “vita” che si viveva nel ghetto. La denominazione non era riferita ad una popolazione d’ebrei ma teneva conto del significato attribuito allora alla parola “ghetto”, che era di rejetto, emerginato non conveniente per conviverci.

  5. gg

    Volevo informare che su Youtube l’Istituto Luce ha recentemente caricato un filmato riguardante Poggio.
    http://www.youtube.com/watch?v=YR7d7eRnWKU

    Il sottotitolo riporta che il filmato e’ stato girato nell’ottobre 1929 durante la Mostra bovina.

  6. elisa

    Grazie, Mario, per la foto del nonno.
    Spero stiate tutti bene. Ely

  7. Mario Setti

    Tuo “L’ Usdal”
    Il casamento che sta sull’Abetone-Brennero dopo il curvone per andare a Villa Poma in tempi immemorabili era destinato ad “ospitare” i viandanti. Da qui il primo nome “Ospitale=Usdal”. Durante la guerra 1915-1918, poi, nel terreno immediatamente a sinistra dell’imbocco di Via Borgo (che ora termina con la ferrovia ma prima, attraverso tortuoso percorso, raggiungeva Quattrocase) fu Installato un ospedale da campo militare rafforzando maggiormente il toponimo dialettale “Usdal” (dialetto ferrarese per indicare l’ospedale. Noi diciamo “Uspedal”). I militari addetti all’ospedale ed i ricoverati guariti, per procurarsi sigarette ed altre cosette, accedevano al Bar Buffet Stazione (allora gestito da Gino Craici). Ma dall’Usdal al bar, allora, dovevano venire alle scuole elementari, traversare l’allora Via Maggiore e poi risalire il Viale della Stazione non ancora VIa Trento & Trieste. Per questo motivo i soldati cominciarono a traversare la campagna che da Piazza Mainolda (ora Zibordi) giungeva e comprendeva l’area dell’attuale Enopolio di Poggio Rusco (dai più conosciuto coma “al Cantinon”). L’odierno ed innumerevole traversamento pedonale costituì una tale ed importante arteria comunale da essere intitolata al martire di Belfiore Carlo Poma. In sostanza: la strada “dal Cantinon” fu tracciata dai militari dell’ospedale di guerra.

  8. Mario Setti

    Tuo “Spungaseca”
    L’ho sempre conosciuto come “Spongaseca” ed è il nome di un canaletto del Consorzio Per la Bonifica di Burana che passa per Stoppiaro. Il nome al canale, però, fu dato perchè lo scavo passava e passa nei pressi di un vecchissimo fondino che ha lo stesso nome. Se tu sei a Stoppiaro davanti a “Le Valli” e ti accingi a tornare a Poggio, sulla sinistra, a poco meno di mezzo chilometro, vedrai un fabbricato in rovina: è Spongaseca!

  9. Luca Boni

    Questi sono pezzi di storia poggese . Grazie Mario .

  10. Mario Setti

    Tuo “L’Afitansa”
    Derivando il nome da “affittanza” perchè sistematicamente il proprietario del fondo (non i Marchi d’adesso)invece di coltivarlo direttamente lo concedeva in affitto. Per accedervi, dopo aver sottopassato la ferrovia da Via Guasto, giri a destra ed imbocchi Via Carnevale. Dopo aver transitato anche davanti alla Ca’ Bianca, luogo di nascita del M° Ado Rossi, giungi a quello che era il caseificio “Latteria Carnevale” ora occupato dai cinesi e, quindi al quadrivio. Giri a destra ed il primo fondo dopo la Latteria, sulla destra, è l’affittanza. Prima di giungervi, sulla sinistra avrai sorpassato “La Motta” e se volessi proseguire verso “La Falcunera”, alla fine di Via Affittanza, sulla sinistra incapperai ne “La Muderna” chiamata così perchè all’epoca della costruzione invece dei soliti coppi, i tetti della casa e dei fabbricati agricoli furono coperti in un materiale mai visto nel nostro comune. Si trattava delle lastre ondulate di fibrocemento (quello che chiamano erroneamente “Eternit”: è come se chiamassero tutte le auto “Fiat”).

  11. Mario Setti

    Tuo “La Muntfiora”
    Nella parlata comune suona “Munfiora”. Fondo di proprietà F.lli Canossa che si trova quasi di fronte alla strada che da Via Marconi porta al RAY-ONE. Non conosco la provenienza del nome. Per induzione, se la zona fu chiamata “Montata”, senz’altro c’era qualche anoma altura; è possibile che un’altura poco distante fosse denominato “Monte Fiora” per il gran numero di ranuncoli scellerati, amarantus retroflexus, galium aparine, galinsoga, ecc. ecc., vegetanti sulle sue pendici.

  12. Mario Setti

    Tuo “Al Vulcanel”
    Letteralmente: il vulcanello. Il fondino, costituito nei primi anni ’30, è il primo a sinistra per chi, dal ponte dei Compagnoni, subito dopo “al Pra’ Furner”, procede verso “al Risinfer”. Per l’alimentazione idrica fu necessario costruire un pozzo artesiano e poichè in quella zona le prime falde acquifere sono salate, bisognava scendere in profondità.
    Un pozzo artesiano è un pozzo naturalmente effluente: le acque sotterranee arrivano direttamente in superficie senza alcun ausilio meccanico, poiché esse tendono a risalire, zampillando, fino alla quota della linea piezometrica (in inverno o, comunque quando il clima è eccessivamente piovoso, nella zona dei fondi “Casellino”, “Bartura” e “Giappone” (Mirandola) si trova sopra il piano campagna). I cosiddetti bacini artesiani sono degli acquiferi in pressione (grandi raccolte di acque sotterranee) in genere alimentati dall’infiltrazione delle acque meteoriche nel sottosuolo. Il termine “artesiano” deriva dal nome della regione francese di Artois, dove la presenza di argille consente la formazione di acquiferi multistrato confinati.
    Il lavoro di scavo fu fatto sotto la direzione dell’espertissimo idraulico Antigone Lotti, nonno di Gianni. Ad un certo punto dello scavo le persone presenti provarono un enorme spavento perchè improvvisamente l’aria circostante s’incendiò. Col senno di poi si sa che fu una improvvisa liberazione di una sacca di gas metano che, data la pressione e l’impatto coll’aria calda, prese fuoco.
    L’inconsueto fenomeno (è severamente vietato a pensare in modo diverso!) fece nascere l’idea del vulcano che, essendo limitato, divenne “Al Vulcanel”.

  13. Mario Setti

    Tuo “La Masograno”
    È storpiatura di “ammassograno”. Nell’ultimo periodo bellico, per garantire un minimo d’alimentazione ai cittadini ed in seguito alla famosa “battaglia del grano” voluta da Benito Mussolini, fu disposto per legge che nei paesi con un certo numero d’abitanti, si dovevano costruire magazzini per l’AMMASSO del GRANO. A Poggio Rusco il magazzino fu costruito in fregio alla strada statale, in sinistra verso Villa Poma, subito dopo la curvona “‘d l’usdal” (dell’ospitale) e, durante gli anni, vi confluirono migliaia di tonnellate di frumento. Ora l’Ammassograno è stato abbattuto e vi sono state costruite delle palazzine. L’organismo preposto per la gestione del quantitativo di frumento, era l’UNSEA (Ufficio Nazionale per il SErvizio Alimentare) al quale competeva il censimento e la gestione delle derrate nazionali. Dall’UNSEA dipendevano gli UPSEA (uffici provinciali), e da questi, dipendevano gli UCSEA (uffici comunali). Tranne la quantità lasciata al produttore per i fabbisogni familiari (150 chilogrammi l’anno, per persona), la produzione del frumento era interamente conferita all’ammasso. L’UNSEA, tramite gli uffici periferici, provvedeva, in seguito, al pagamento del prezzo politico al produttore e alla distribuzione del frumento in tutto il territorio nazionale. Tale politica alimentare continuò anche dopo la fine della guerra per una decina d’anni. Il magazzino nei quali si stivava il grano (verso la fine della guerra, furono mimetizzati con tinteggiature acconce), come più volte scritto, nella parlata comune divenne l’AMMASSOGRANO.

  14. Mario Setti

    Tuo “Li Bussoli”
    Il nome è relativo a due fondi limitrodi di proprietà dei fratelli Accorsi ed ora dei loro eredi e sono gli ultimi due fondi, “Bozzole Vecchie” e “Bozzole Nuove”, prima del territorio di Magnacavallo.
    Per strada, oltrepassati “Al Furnasòn” e la “Avia di pioc, si giunge ad un quadrivio: a destra si va a Segonda; proseguendo si va a Dragoncello ed a sinistra si va a Cantaboa ed a Magnacavallo. Prendete a sinistra e quando giungete all’incrocio “ad Barciuldin” non girate a sinistra per Cantaboa, girate a destra per “Li Bussoli”. Dopo poco più d’un chilometro, Bozzole Vecchie lo vedete sulla destra un poco interno. L’azienda agricola “Fondo Bozzole” è guidata dai fratelli Franco e Mario Accorsi, e si trova a est di Poggio Rusco nel triangolo formato da quest’ultimo, Magnacavallo e Dragoncello. Fino ai primi anni ’80, come in gran parte delle aziende agricole del Podjense, l’attività aziendale prevalente era la zootecnia con allevamento dei bovini da latte e le coltivazioni erano perlopiù finalizzate al sostentamento della stalla. Proprio in quegli anni, però, l’azienda s’incammina verso la viticoltura dismettendo il bestiame.
    Il fondo “Bozzole Vecchie” è stato tra primi a vedere nella viticoltura una specializzazione culturale, in un’epoca in cui nella quasi totalità delle corti della zona era considerata attività marginale.
    L’attenzione e la passione per la coltivazione dell’uva, seguendo rigorosi metodi a basso impatto ambientale, hanno trovato un’evoluzione nel voler proporre, nel 2007, al giudizio del mercato l’ormai famoso “GIANO”, Lambrusco Mantovano D.O.C. Il fondo Bozzole Nuove trovasi immediatamente confinante con quello descritto e non produce vino.

  15. Mario Setti

    Tuo “Al furnason”
    Dopo “Li ca mati”, verso Dragoncello, c’è “Al Furnason”. Trattasi di vecchia fornace gestita dalla famiglia Rigattieri in cui si fabbricavano ottimi laterizi. Il terreno argilloso necessario alla fabbrica fu prelevato da “Li cavi” ora di proprietà di Giorgio Gilioli e moltissimi altri prima di lui. “Li cavi” furono per diverso tempo un pericolosissimo divertimento estivo per i ragazzi “più scalmanati” del paese. Purtroppo ci scappò un ragazzo annegato e, per questo motivo, d’estate, tutte le madri stavano in “urciòn” per sapere dov’erano a giocare i loro figli.

    • Regattieri Oreste

      Al Furnason, il cognole non è Rigattieri ma bensì Regattieri, la fornace era di mio nonno Oreste Regattieri
      Saluti Oreste

  16. Mario Setti

    Tuo “Li ca mati”
    Trattasi di quel gruppetto di fabbricati che fanno da contraltare, a Nord, a quelli detti del “Carrobbio”. Entrati sulla tangenziale da Villa Paleotta e procedendo verso Dragoncello, proprio lì a destra, dove l’ANAS ha raccordato la tangenziale con la vecchia strada scartandone un tratto, vi sono “li ca mati”.

  17. Mario Setti

    Tuo “al pas di ros”
    Detto così perché verso la metà dell’Ottocento vi si riunivano segretamente i “socialisti”. Oltrepassato Dragoncello, subito dopo l’ex-caseifico Cà Nova-Pendicci, a destra, s’imbocca la strada della “Ballerina” (nome di un fondo che era proprietà del dottor Carlo Guvi). Si giunge ad un ponte sul canale Rusco che porta alla Baia di San Martino Spino, frazione di Mirandola. Questo, e la limitata zona circostante è appunto chiamato “Pas di ros”.
    La strada della Ballerina segna, in mezzeria, il confine tra il comune di Poggio Rusco ed il comune di Sermide tranne che poco prima del ponte, Infatti il fabbricato del Consorzio della Bonifica di Burana-Scoltenna-Panaro è sito in comune di Poggio Rusco.

  18. Mario Setti

    Tuo “la Tamarela”
    Fondino di proprietà della famiglia Ghelli. Partendo da Segonda (questa volta la località è giusta) sulla strada bianca verso Sud, costeggiando il vecchio caseificio Arrivabene, si giunge ad un incrocio. Girare a sinistra ed il primo fondo sulla sinistra è il famoso Zappellone (al Saplòn). Più avanti, poco prima dal Risinfer, sulla destra c’è il fondino detto “la tamarela”.

  19. Mario Setti

    Tuo “Al Doss ad l’Inferàn”
    Residenza estiva dei marchesi Gonzaga del Vodice in comune di Magnacavallo. Giunti a Dragoncello, all’incrocio dopo la chiesa si gira a sinistra e si procede fino ad incontrare un altro incrocio. Si giri ancora a sinistra e, sulla destra, si avrà la visione della splendida villa settecentesca. Costruita sopra un dosso naturale venne chiamata dal popolo “dell’Inferno” perché le dicerie di come se la spassavano i Gonzaga in villeggiatura giungeva a sospettare di sabbe e di congreghe di maghi e streghe senza dimenticarsi del famoso pozzo dei rasoi. Le stesse dicerie le ho sentite a San Benedetto Po in merito al comportamento dei benedettini rispetto alla gente del contado.

  20. Mario Setti

    Tuo “Al Canton”
    Trattasi del gruppo di fabbricati posti nell’angolo tra la SS n° 496 “La Virgiliana” e la Via Osti-Frassine del comune di Villa Poma (Via Ovara per Poggio Rusco). In epoca recente v’aveva il suo laboratorio-atelier di provetto ciabattino l’indimenticabile “Badila”.

  21. Mario Setti

    Chiedo umilmente scusa a tutti quanti hanno letto le poche cose sul “Marsapel” e ringrazio Umberto Malavasi, attentissimo lettore, d’averlo individuato. Parlo del mio “lapsus calami” che ha confuso Stoppiaro con Segonda.
    Ancora scusa.

  22. Luca Boni

    Fantastico , mi vien dal cuore una cosa : Grasie Siu ! Ne aspetto altri se possibile .

  23. Mario Setti

    Tuo “Al Casin”
    Trattasi di quel bel palazzone che è nell’angolo tra via Marconi e la strada che porta al “Ray-One”. È praticamente attaccato a La Montata ed qui, seguendo la parlata locale, la spiegazione diventa a “luci rosse” dovendo citare spesso sia La Muntada sia Al Casin. Per questo motivo, la finisco qui.

  24. Mario Setti

    Tuo “La Montata”
    Nel gruppo di case de La Montata vi nacque Arnoldo Mondadori. Forse fu chiamata in questo modo per una modestissima salita esistente sulla strada immediatamente prima della Villa Paleotta.

  25. Mario Setti

    Tuo “I Ruchet”
    A metà, circa, del tratto della S. S. n° 496-La Virgiliana che va dal “chiesolino” al “Cantone”, dopo l’abitazione della famiglia Stori, esiste il fondo “Rocchetti”.
    In quelle case basse abitavano diverse famiglie di braccianti e di mezzadri esclusivamente dediti alla coltivazione della terra. Durante la guerra vi era sfollato il dottor Carlo Guvi, medico condotto e nel suo approssimato studio medico vi fu portato su di una carriola il signor Olindo Galeotti, detto “al Nani” che aveva fatto il facchino per tutta la vita, il quale era stato ferito da un soldato tedesco che scappava a gambe levate con commilitoni sopra un camion. Al Nani li aveva derisi facendo loro il segno dell’ombrello e per questo motivo il soldato gli aveva sparato colpendolo in un tallone. Piangeva e gridava come un maiale pronto per essere ucciso e Zebedeo De Biasi, mosso a compassione, lo caricò davanti all’attuale Bar Nazionale sulla carriola e lo portò dal dottor Guvi. Al Nani guarì perfettamente.

  26. Paola Mantovani

    Domani, le previsioni preannunciano il bel tempo.Dopo aver stampato queste utili, spassose ed esaustive guide turistiche, inforcherò la bicicletta per visitare i menzionati siti Poggesi. Sono sicura x che ora li vedrò sotto un’ altra luce. Grazie, Mario.

  27. Mario Setti

    Tuo Avia di pioec.
    In contrasto con l’Avia bela, di proprietà dei fratelli Canossa ed attualmento con i fabbricati in completo abbandono, c’era e c’è l’Avia di pioec. Se ti immetti sul raccordo dell’attuale tangenziale da Via Marconi e giri a sinistra per andare a Dragoncello, incontrerai alla tua sinistra due fabbricati (fienile-stalla & abitazioni) con il tetto crollato ed a fianco dell’accesso carraio, verso Dragoncello, un’enorme quercia. Questa è “Avia Bela”. Più avanti, dopo qualche curva anche pericolose, sulla tua destra vedrai un bel gruppo di case che ora si presentano di bell’aspetto, tutte ristrutturate. Tanto tempo fa non erano così. Erano casupole, qualcuna in mattoni e molte altre costruite a mo’ di capanna con assi ed altro materiale di ricupero con una moltitudine di persone che non sapevano come sbarcare il lunario per l’enorme miseria. Vi abitavano i migliori ladri di galline di tutto il contado ed i più abili procacciatori di legna per scaldarsi d’inverno. Per il fatto, poi, che igiene del luogo e personale lasiava molto a desiderare, il piccolo borgo fu nominato “Avia di pioec” al contrario dell’altra che si chiamava “Avia bela”.

  28. Mario Setti

    Tuo Marsapel.
    Se, giunto a Segonda, entri nella stradina a nord del vecchio caseificio e costeggi la grande “cort” dove imperava Tito Zapparoli hai scelto la strada giusta per arrivare al Marsapèl. Con l’auto vai adagio perchè ci sono delle “belle” buche. Ti consiglio di non addentrarti in caso di piogga: non ne usciresti più. Ad un certo punto, seguendo curve e rettilinei giungerai ad un vialetto di olmi ancora ben tenuto. Sei arrivato! È una vastissima corte ora completamente disabitata ed oltre alle abitazioni d’un tempo che fu, ci sono stalle magazzini e fienili.
    L’origine del nome, così come mi fu riferito da un vecchissimo contadino cui avevo afferto un bicchiere di vino nell’osteria dei Bueloni (ora “Le valli”) risale sicuramente a prima che fossero costruiti gli attuali fabbricati. Per indicare quel grande appezzamento ci si riferiva al fatto che vi era stata trovata una pelle di vacca che lì era marcita ammormando l’aria.
    Relata refero.

    • Umberto Malavasi

      Non “se giunto a Segonda ” ma “se giunto a Stoppiaro”.

  29. Mario Setti

    Tuo Strupasèra.
    Prende il nome dalla grandissima quantità di salici gialli che, sulle rive dei fossi, erano colà coltivati. In primavera, appena spuntavano le gemme, i giovani “getti” erano tagliati e venduti a peso. Con questi si legavano i tralci delle viti ai “filoni” delle piantate.
    Giovanna ha indicato la giusta località.

  30. Mario Setti

    Tuo “Ris in fer”
    Solitamente detto RISINFER. È la vasta “corte” dove abita la famiglia Ghelli, parenti dell’ex sindaco Cesare Ghelli. Ha fabbricati anche le famiglie Vicenzi e Brondolin.
    I fabbricati furono costruiti dall’Austria allorchè il Lombardo-Veneto confinava con lo Stato della Chiesa. Trattavasi di insediamenti militari a difesa del confine. I fabbricati erano talmente alti ed imponenti (per quell’epoca) che gli stessi austriaci li chiamarono il luogo “Riesenfeld” = campo dei giganti.
    Il termine tedesco, nella parlata dialettale divenne, appunto, RISINFER.

    Tuo “Al Guast”
    Sempre in epoca austriaca, fu costruito quale residenza di un comando militare il fabbricato che ancora trovasi sull’angolo sud-est dell’incrocio tra Via Guasto e Strada Statale n° 12 “dell’Abetone e del Brennero”. A comandare il distaccamento fu, per diversi anni, un ufficiale superiore il cui cognome faceva VAST. In tedesco la “V” si pronincia con “F” e la parlata dialettale salomonicamente decise d’elimanere sia “V” che “F” tramutando il tutto in “G”. Pertanto la vecchia caserma divenne GUAST per l’eternità.

  31. giovanna

    Strupasera: corte che si trova, ora, sotto al cavalcavia del Carnevale. Una volta era la 1^ che si incontrava a destra, dopo il passaggio a livello, dopo il cimitero
    Guast: zona di Poggio dall’incrocio di via martiri con via carnevale ( scuole medie), quartiere indicato anche come “quello delle piscine”
    Canton: dalla chiesetta del Tagliaferro, la strada che porta a San Giovanni, zona più alta di Poggio
    Tamarela: la corte dei Ghelli a Stoppiaro
    Sgonda: Segonda, una volta frazione
    Paliota: Villa Paleotta, abitata dalla famiglia Longhi
    L’ouera: strada “bassa” che porta a Villa Poma, escludendo la statale 12
    Verdonda: zona a confine con Mirandola
    Piaseta: quartiere della chiesetta Tagliaferro
    Palason: quartire dell’ex ospedale
    Cranval: dall’innesto con la statale 12 di fronte alla FIAT fino al cavalcavia del cimitero
    Stupier: Stoppiaro, una volta frazione
    Dragunsel: Dragoncello, una volta frazione

    Per maggiori informazioni il libro del dott. Belluzzi “Stradi e stradali dal POS” in biblioteca

  32. Paola Mantovani

    L’Agnul. So di pertinenza di Magnacavallo, ma non so se almeno una parte anche di Poggio Rusco.

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